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Calciomercato > Milan > L'Editoriale di Marchetti - Milan, lo strano caso del dottor Seedorf e mister Clarence

L'Editoriale di Marchetti - Milan, lo strano caso del dottor Seedorf e mister Clarence

Nuovo appuntamento con l'esperto di mercato di SkySport24 e nostro editorialista


Luca Marchetti
Luca Marchetti @LucaMarchetti

07/05/2014 11:23

EDITORIALE MARCHETTI CALCIOMERCATO MILAN / MILANO - Nelle ultime sette partite ne ha vinte sei. In tutto il girone di ritorno, che ancora non è finito, ha il doppio delle vittorie del suo precedessore Allegri. È arrivato sulla panchina come un predestinato. Il Professore, Obama, scelto direttamente dal presidente Berlusconi. E allora? Perché Seedorf è ancora in discussione? Perché non si parla già di futuro, di progetto? Perché nessuno si arrischia a scrivere: ecco il Milan di Seedorf? Per un semplice motivo: perché né Barbara BerlusconiGalliani lo confermano mai apertamente (come invece fanno in continuazione i dirimpettai interisti con Mazzarri). E se non lo fanno ora, quando? Sarebbe la soluzione più logica. Invece proprio nel momento in cui i due amministratori delegati rossoneri sono vicini l'unità d'intenti è proprio su Clarence.

Galliani pensa alla squadra, Barbara ai conti. Esattamente come aveva previsto papà Silvio qualche mese fa.
Ecco forse per capire cosa sta succedendo al Milan bisogna fare un passo indietro e tornare a questo inverno quando Galliani sembrava l'imputato principale al processo rossonero Lady Berlusconi la donna giusta al momento giusto. I risultati non sono venuti, nonostante il cambio di consegne ventilato. Forse soprattutto per questo visto il clima che si respirava quei giorni: ventilati tfr milionari, affetti familiari, frecciate e bordate attraverso mezzi di comunicazione: un rapporto iniziato male e mai nascosto in pubblico.

Il Milan ne risentiva, anche in campo. Inevitabile. Allegri o Seedorf che fosse. Così papà Silvio (salomonicamente) ha diviso i compiti. Ma visto che non bastava, dopo le tre sconfitte consecutive (quindi prima della trasferta di Roma contro la Lazio) ha chiesto a Galliani di occuparsi di più della squadra. Una sorta di 'tutoraggio'. È brutto da dire: ma in sostanza se un allenatore non ha il sostegno della società (e viceversa) è spacciato. Dappertutto, non solo al Milan. Vuoi o non vuoi i risultati sono arrivati e la classifica è tornata decente. Ma il rapporto con Seedorf non è mai decollato. Ad oggi è difficile credere che l'uomo scelto dal Presidente (e da Barbara) sia diventato l'uomo anche di Galliani, tornato ad essere il plenipotenziario (sportivo) che è sempre stato. Con questi risultati non si può mettere in discussione, ma è inevitabile: il feeling non c'è.

Non c'è perché Seedorf è uomo di grande personalità, digerisce male le ingerenze, spesso preferisce fare come gli dice la sua testa, ha la sua idea sulla rosa (e averne parlato con i tifosi non ha migliorato la sua posizione, anzi il fatto che ha detto che tre quarti della rosa son da mandar via ha irritato non poco proprio il presidente: da rifare con quali soldi, peraltro?), non è amato dallo spogliatoio (che forse però avverte lo scollamento con la società), vorrebbe un'autonomia illimitata. Ma questo non è sempre possibile, a maggior ragione nelle grandi società. Verrebbe da dire: deve imparare. In fondo in questa parte finale del campionato Seedorf ha dimostrato di saper ascoltare e di poter reggere il ruolo. Vero, ma non del tutto. Seedorf ha voluto comunque rimarcare la sua autonomia, con la famosa intervista a Sky e Gazzetta (non autorizzata, ma mai punita, dalla società). Ogni volta che può, cerca di imporre la sua idea. Domato, ma non mansueto. Il carattere non si cambia: questa è stata la forza di Seedorf da giocatore e la sarà anche da allenatore. Il problema è che ad oggi non sappiamo se sarà Milan o no. Anzi, ad oggi è no. Nonostante tutto. Sembra un paradosso, ma è la verità.




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