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Calciomercato > Coppa Italia > Giorgio Sandri su scontri Coppa Italia e Gabriele Sandri

Giorgio Sandri su scontri Coppa Italia e Gabriele Sandri

Calciomercato.it ha contattato in esclusiva il papa' del ragazzo ucciso nel 2007 mentre era in viaggio per vedere la Lazio


Gabriele Sandri (Getty Images)
Stefano D'Alessio (Twitter: @SDAlessio)

05/05/2014 11:38

FINALE COPPA ITALIA FIORENTINA NAPOLI SCONTRI ESCLUSIVO GABRIELE SANDRI / ROMA - Le immagini degli scontri nei pressi dello stadio Olimpico nelle ore precedenti la finale di Coppa Italia e del dialogo tra le forze dell'ordine e il capotifoso del Napoli Genny 'a Carogna (con maglietta 'Speziale libero') all'interno dell'impianto hanno fatto il giro del mondo.

Calciomercato.it ha contattato in esclusiva Giorgio Sandri, papà di Gabriele ucciso da un colpo di pistola l'11 novembre 2007 mentre era in viaggio per assistere a una partita della 'sua' Lazio: "Sabato ho assistito come tutti alla brutta immagine che ha dato di sè il calcio italiano. Le colpe di quanto successo, a mio modo di vedere, non sono da attribuire ai soli tifosi. Il problema ormai prescinde dal mondo del calcio - ha dichiarato Sandri ai nostri microfoni -  E' una questione di ordine pubblico generale e nazionale. Per quanto mi riguarda, io sono un tifoso e vado allo stadio tranquillamente. Purtroppo, oggi, è diventato difficile anche questo. Le tante limitazioni poste dalla legge non sono positive".

RESPONSABILITA' - "Ogni volta che succede qualcosa di simile a quanto visto sabato scorso, il primo a pagare deve essere sempre un tifoso. Addossare tutte le colpe e puntare il dito contro i ragazzi delle curve mi sembra una maniera furba per non ammettere che non si è in grado di gestire certe situazioni di ordine pubblico. Se il problema è questo - ha aggiunto provocatoriamente Sandri a Calciomercato.it - che allora chiudano tutti gli stadi! In Italia, però, immagini simili ci sono ogni giorno, anche durante manifestazioni di carattere nazionale che col calcio non c'entrano nulla".

LA MORTE DI GABRIELE - "Dal 2007, anno in cui Gabriele fu ucciso, non è cambiato proprio nulla. Anche all'epoca - ha raccontato Sandri ai nostri microfoni - quell'episodio fu inquadrato all'interno del mondo ultras, ma si trattò semplicemente di un episodio di cronaca nera. In questo modo si volle coprire un omicidio di stato. Il ferimento del tifoso di sabato scorso è avvenuto a due chilometri dallo stadio. La deliquenza è una cosa, il tifo un'altra. Quanto avvenuto non c'entra nulla col calcio".

SOLUZIONE - "A mio avviso - ha concluso Sandri in esclusiva a Calciomercato.it - una possibile soluzione potrebbero essere gli stadi di proprietà delle singole società, al quale verrebbe così affidata la gestione in toto dell'ordine pubblico in occasione delle partite. Non è semplice, ma forse questo potrebbe essere il provvedimento più sicuro".

 

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