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Calciomercato > News > SPECIALE CM.IT - Da Herrera a Ferguson: quando eredita' significa crisi

SPECIALE CM.IT - Da Herrera a Ferguson: quando eredita' significa crisi

Quando sostituire una leggenda diventa un compito impossibile


Sir Alex Ferguson (Getty Images)
Michele Furlan (Twitter: @MicheleFurlan1)

23/04/2014 15:20

CALCIO INTER MILAN JUVENTUS BARCELLONA MANCHESTER UNITED / ROMA- L'esonero di David Moyes dal ruolo di allenatore del Manchester United conferma una legge non scritta del calcio: subentrare ad una leggenda vivente è sempre un compito difficile, se non impossibile. La storia di questo sport è piena di esempi che lo confermano.

MANCHESTER UNITED: SIR ALEX FERGUSON – Cominciamo con l'eredità probabilmente più difficile da raccogliere: quella di sir Alex Ferguson. Lo scozzese è stato la guida del Manchester United dal 1986 al 2013 vincendo la bellezza di 39 trofei, regalando una nuova dimensione ai 'Red Devils' e scoprendo un numero cospicuo di talenti che hanno segnato la storia recente del calcio inglese ed internazionale. Il suo posto è stato raccolto da David Moyes, manager scozzese proveniente dall'Everton che non ha saputo gestire la pressione ed è stato esonerato a poche giornate dal termine per via di un deludente settimo posto che rischia di escludere lo United dalle coppe europee. Una storia che era già stata vissuta dalle parti di 'Old Trafford'. Al termine dell'avventura di sir Matt Busby (manager dal 1945 al 1969) toccò a Wilf McGuinnessraccogliere il pesante testimone. Risultato finale: 8° posto con Busby che decise di tornare sui suoi passi per la stagione successiva.

BARCELLONA: PEP GUARDIOLA –  Se l'epoca d'oro del Barcellona di Johann Cruijff ha poi avuto un seguito dignitoso grazie a Bobby Robson e Louis van Gaal lo stesso non si può dire dell'eredità lasciata da Pep Guardiola. Il tecnico catalano, principale fautore del 'Tiki-Taka' e vincitore di 14 trofei dal 2008 al 2012 ha lasciato il vuoto dopo di sé. Dal suo addio infatti Messi e compagni non si sono più espressi allo stesso livello. E se con Tito Vilanova sono arrivati due titoli nazionali (campionato e supercoppa), ilBarcellona di Gerardo Martino rischia di terminare l'annata senza trofei e con la macchia di non aver centrato le semifinali di Champions League (traguardo minimo sempre raggiunto dal 2007/2008 fino a quest'anno).

MILAN: SACCHI, CAPELLO E ANCELOTTI – Il Milan dell'era Berlusconi ha avuto tre condottieri principali: ArrigoSacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti. I primi due hanno occupato (in intervalli differenti) la panchina rossonera dal 1987 al 1996, vincendo qualsiasi tipo di trofeo nazionale ed internazionale. Nella stagione 1996/97 il 'Diavolo' puntò tutto sull'uruguaiano Oscar Washington Tabarez. Un flop clamoroso con l'undicesimo posto finale raggiunto da Arrigo Sacchi, tornato senza riuscire a rinverdire i fasti del passato. Anche il ritorno di Capello (1997/98: 10° posto finale) non ha portato i risultati sperati e, ad eccezione dello scudetto di Alberto Zaccheroni, bisogna arrivare a Carlo Ancelotti per un altro ciclo vincente. Il tecnico emiliano ha guidato il Milan dal 2001 al 2009 e la sua eredità è stata raccolta dal brasiliano Leonardo che, nel 2009/2010, ha chiuso al terzo posto venendo eliminato prematuramente sia in Champions League che in Coppa Italia.

JUVENTUS: TRAPATTONI E LIPPI – Prima dell'avvento di Antonio Conte sulla panchina della Juventus, la società bianconera contava due grandi cicli nella storia moderna: quello di Giovanni Trapattoni e quello di Marcello Lippi. Il tecnico lombardo, in carica dal 1976 al 1986, ha vinto tutto sulla panchina torinese sia a livello nazionale che internazionale. Dopo il suo passaggio all'Inter, la società sabauda ha brancolato nel buio con Rino Marchesi (2° e 6° posto) e Luigi Maifredi (7° posizione). Solo Dino Zoff è riuscito nell'impresa di vincere, portando a casa una Coppa Uefa e una Coppa Italia nel 1990. Con Marcello Lippi in panchina (1994-1999), la Juventus ha vissuto un'altra epoca d'oro che è terminata con l'arrivo di Carlo Ancelotti. Il tecnico emiliano ha contribuito al 7° posto del 1998/99 (vincendo in estate la Coppa Intertoto) e ai due secondi posti del 2000 e del 2001, venendo sostituito tra le polemiche proprio da Marcello Lippi, che avrebbe aperto un secondo ciclo vincente.

INTER: DA HERRERA A MOURINHO – Nell'arco della propria storia ultracentenaria, l'Inter ha sempre faticato a trovare continuità dopo un grande ciclo. Nel 1968, al termine dell'epopea del 'Mago' Helenio Herrera (8 anni e e 7 trofei) i nerazzurri di Alfredo Foni e Maino Neri arrivarono quarti, venendo eliminati precocemente anche in Coppa Italia. Stessa sorte capitata a Corrado Orrico, che raccolse nel 1991 il testimone di Giovanni Trapattoni (5 anni ad altissimi livelli) deludendo e venendo sostituito in corsa da Luis Suarez che non riuscì a rimediare alla frittata: alla fine i nerazzurri chiusero la stagione all'ottavo posto. Arriviamo a tempi più recenti con Roberto Mancini e José Mourinho che hanno portato la 'Beneamata' a vincere tutto in Italia ed in Europa tra il 2004 ed il 2010. Ma con la partenza dello 'Special One' direzione Real Madrid la squadra non è più riuscita ad esprimersi a quei livelli. Rafa Benitez ha portato in bacheca la Supercoppa italiana ed il Mondiale per club ma non ha terminato la stagione 2010/2011 e con Leonardo in panchina è arrivata una Coppa Italia (l'ultimo trofeo in ordine cronologico) ed un secondo posto dietro ai cugini del Milan.

 

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