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Calciomercato > Milan > Milan, Rami: "Con Seedorf divento grande. Lavoriamo per vincere contro la Juventus"

Milan, Rami: "Con Seedorf divento grande. Lavoriamo per vincere contro la Juventus"

Il difensore francese di origini marocchine si racconta dopo i suoi primi mesi da rossonero


Rami (Getty Images)
Silvio Frantellizzi (Twitter: @SilFrantellizzi)

28/02/2014 08:31

MILAN RAMI SEEDORF JUVENTUS GARCIA/ ROMA - Il Milan lo ha inseguito a lungo in estate per poi strapparlo alla concorrenza prima di gennaio e farlo allenare a Milanello anche quando non era ancora tesserabile. Adil Rami è stata una scelta vincente per i rossoneri che hanno finalmente ritrovato un centrale affidabile. Il difensore francese di origini marocchine, in un'intervista rilasciata a 'Tuttosport', racconta i suoi primi mesi in Italia.

SEEDORF - "Seedorf è un allenatore che insegna fiducia, forza e responsabilità. Ne sono sicuro, con lui divento grande: ora è cambiato il modo di pensare, siamo più squadra e giochiamo con più fiducia. L'Atletico Madrid? Un gol non è una montagna e loro conoscono le nostre qualità".

LA JUVENTUS - "Per me la Juventus è Zidane, quella la conoscevo bene. Tevez? Dobbiamo solo lavorare e credere di vincere. Llorente? Tra infortuni e squalifiche in Spagna non ci siamo mai incontrati".

VALENCIA - "Non vale la pensa parlare di quello che è successo a Valencia, ora sono al Milan e penso solo al Milan. Nel calcio un giorno sei su, un altro giù e poi ancora su, ormai lo so".

LA FRANCIA E MEXES - "Io e lui da centrali difensivi non abbiamo perso una partita per due anni fino agli ottavi degli Europei con la Spagna. Al Mondiale ci penso, sono al Milan anche per la Nazionale. Il Marocco? Avrei potuto giocarci ma ho sempre voluto la Francia".

RUDI GARCIA - "Con Garcia un giorno ho anche litigato, avevamo perso ed eravamo nervosi. Lui però un un allenatore molto bravo: in Francia era un innovatore assoluto, faceva giocare i difensori che cominciano l'azione con il pressing alto".

IL PASSATO - "Ho fatto il meccanico, distribuito giornali al mattino e pulito i murales di Frejus. Giocavo a calcio ma non ero nessuno: la giornata iniziava alle 5 di mattina e lavoravo fino all'una prima di andare ad allenarmi nel pomeriggio".




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