• Atalanta
  • Bologna
  • Cagliari
  • Chievo
  • Crotone
  • Empoli
  • Fiorentina
  • Genoa
  • Inter
  • Juventus
  • Lazio
  • Milan
  • Napoli
  • Palermo
  • Pescara
  • Roma
  • Sampdoria
  • Sassuolo
  • Torino
  • Udinese
  • Champions league
  • Coppa Italia
  • Europa league
  • Italia
  • Lega PRO
  • Serie A
  • Serie B

Calciomercato > Napoli > Fabrizio Ferrari su carriera, Essien, Ghoulam e calciomercato itinerante

Fabrizio Ferrari su carriera, Essien, Ghoulam e calciomercato itinerante

Calciomercato.it ha intervistato il noto agente Fifa, per ripercorrere le tappe delle sua carriera


Essien e Ghoulam (Getty Images)
Eleonora Trotta Twitter: @eleonora_trotta

18/02/2014 18:27

CALCIOMERCATO INTERVISTA FERRARI / ROMA - Fabrizio Ferrari è stato un indiscusso protagonista dell'ultimo calciomercato. I trasferimenti di Michael Essien al Milan, Reveillere e Faouzi Ghoulam al Napoli, sono stati formalizzati infatti anche grazie alla sua attenta, puntuale e professionale mediazione. Una regia a 360° che certifica sempre di più il ruolo di un agente Fifa come lui, capace negli anni di farsi stimare ed apprezzare nei salotti europei che contano, da Milano a Londra passando per Parigi. Calciomercato.it ha deciso così di intervistare il noto procuratore, per conoscere le tappe più importanti delle sua carriera divisa tra quella dell'agente e del mediatore internazionale. Una gallery di immagini utile per capire anche i cambiamenti di un calciomercato sempre più moderno.

Come è iniziata la carriera di Ferrari?

"Io sono partito come avvocato. Una professione che mi ha dato una direzione importante anche se negli anni ho dovuto smussarne alcuni angoli perché all'inizio mi scontravo con un modo di lavorare meno manageriale. La mia carriera di agente è iniziata con Claudio Vigorelli: in una prima fase lavoravo con lui e grazie alla conoscenza dell'inglese e francese, andavo in giro per l'Europa per curare alcuni trasferimenti. Con il tempo mi sono distaccato mentre il calciomercato cambiava e le società acquisivano competenze più manageriali".

E negli anni Fabrizio Ferrari è diventato sempre di più un punto di riferimento di importanti club come mediatore. Qual è il segreto?
"L'unico segreto è riuscire a migliorare rapporti che hai con le persone sotto il profilo umano e professionale. Il problema, invece, soprattutto quando ti confronti con gli altri Paesi, è culturale. Per esempio, in occasione dell'operazione Gonalons-Napoli, c'è stato uno scontro culturale con il presidente del Lione Aulas. E' quindi fondamentale capire come si comportano in Inghilterra e in Francia, dove quotidianamente ti confronti con tantissimi costumi. E il mio ruolo è quello di mettere d'accordo tutte le parti in causa".

In Italia siamo sicuramente abituati a trattative lunghissime, dietrofront e riaperture improvvise.

"Sì, è vero. Ma all'estero non è così. Ogni Paese ha le sue caratteristiche e soprattutto ogni agente, presidente, dirigente ha il suo modo di operare. Per esempio quando ho portato Essien al Milan dal Chelsea, ho lavorato benissimo con l'agente del calciatore Michel Piveteau mentre l'operazione Ghoulam si è riaperta a gennaio dopo che la scorsa estate il giocatore era stato ad un passo dal Torino. E in quel momento perdi tutto perché dietro ogni singola trattativa ci sono viaggi, stress, impegno, partite seguite. Il mio è un lavoro a 360° ma fa parte del mestiere non concludere al momento un trasferimento che a distanza di tempo può riaprirsi. Come appunto l'operazione per Ghoulam.
Una trattativa conclusa insieme ad Oscar Damiani. In quel momento c'erano le esigenze di tutti: il giocatore voleva venire in Italia, il Napoli cercava un terzino di prospettiva e aveva la richiesta disponibilità economica. Il nostro lavoro è stato quello di far combaciare le esigenze e gli interessi dei diversi protagonisti. E sarebbe bastato un piccolo impedimento per far saltare tutto".

Una delle mediazioni più difficili?
"Tutte le mediazioni hanno un punto di rottura e poi magicamente succede qualcosa. Anche per Essien ho pensato 'No, non lo faremo'. Poi invece l'operazione si è conclusa. E anche un pò di sana dote di scaramanzia, è necessaria".

E le abilità messe in campo sono anche 'intuitive' e 'comunicative'.
"Sì, certo. ll mio ruolo è quello di conoscere bene i campionati, le esigenze delle società e, di conseguenza, conquistare la fiducia di un club, attraverso un mandato, quando segnalo un calciatore".

All'estero i giocatori più importanti affidano i loro interessi ad alcune società del settore. Una formula poco 'amata' dai calciatori italiani.
"Esatto. Da noi i calciatori preferiscono avere un agente, un punto di riferimento costante. La formula americana è quindi poco apprezzata tra i nostri confini".

Non sempre però il calciatore capisce che un agente non può fare miracoli…
"Anche i procuratori sbagliano, ma altre volte i giocatori hanno troppe aspettative. In ogni caso, i giocatori devono capire che, se non fanno il salto, è soprattutto perché non hanno le giuste qualità".

Un dato che balza agli occhi è: In Italia sono iscritti più di 1200 agenti, in Inghilterra circa 500 mentre in Francia 250...
"Ci vorrebbe una restrizione dell'albo sia per il riconoscimento delle professionalità sia per le tutela dei tesserati e di chi già opera in questo settore. Nel Belpaese si è pensato che fare il procuratore era facilissimo mentre all'estero è sempre stato complicato. Io ho fatto sei-sette anni di gavetta per concludere un buon trasferimento in serie A. Prima di poter fare un buon lavoro, ci vuole un necessario periodo di pratica e studio".

Che rapporto hai con i tuoi giocatori?
"Li ho un pò abbandonati per fare delle mediazioni ma ora sto riprendendo il mio lavoro di agente. Un lavoro settimanale, diverso, che però mi dà tante soddisfazioni: mi permette infatti di avere la procura di un calciatore giovane che magari posso seguire per tutte le tappe della sua carriera. Per questo infatti stimo molto Tullio Tinti: è riuscito ad avere nella sua scuderia Pirlo, Montolivo e Pazzini da quando era giovanissimi".

Un tuo parere sulla proposta di un prossimo calciomercato itinerante.
"Mi viene un po' da sorridere perché ne discuto spesso con i miei colleghi romani. Non avrei problemi a spostarmi ma secondo me sarà complicato perché il calciomercato è a Milano. Vivo nel capoluogo lombardo da quattordici anni e mi sono trasferito qui per continuare questo lavoro. E tutti i dirigenti alle prese con una determinata trattativa, vengono a Milano per incontrare i loro colleghi, procuratori. Una sessione estiva più corta? Favorevole, molto".

 




Commenta con Facebook