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Calciomercato > Inter > Inter, la carica di Mazzarri: "Situazione imprevista e complicata. A volte mi pare di parlare n

Inter, la carica di Mazzarri: "Situazione imprevista e complicata. A volte mi pare di parlare nel deserto"

L'allenatore nerazzurro si racconta nel corso di una lunga intervista


Walter Mazzarri (Getty Images)
Stefano D'Alessio (Twitter: @SDAlessio)

30/01/2014 08:46

INTER INTERVISTA MAZZARRI / MILANO - Walter Mazzarri, allenatore dell'Inter, ha rilasciato una lunga intervista a 'La Gazzetta dello Sport'. Ecco alcuni passaggi salienti:

INCOMPRESO - "A volte mi pare di parlare nel deserto, e non mi riferisco all’Inter. A volte, le situazioni che mi riguardano non vengono valutate per come sono davvero. E qui ci può stare l’Inter: ancora ho il dubbio che non si siano capite fino in fondo le difficoltà di una stagione anomala come questa".

MORATTI-THOHIR - "Moratti non mi disse nulla del cambio di proprietà? Non l’ho mai detto polemicamente né negativamente nei confronti di Moratti e infatti scrivo anche di non avergli mai chiesto nulla sull’argomento. Non lo nego: mi sono trovato di fronte ad uno scenario diverso da quello che avevo immaginato. Però con i se e con i ma non si fa la storia: come sempre, cercherò di trasformare in positivo una situazione imprevista e complicata. Per me questo è solo uno stimolo in più".

BILANCIO STAGIONE - "Ci sono ancora molti margini per valutare questa stagione in modo positivo, perché ci crediamo tutti. E già solo quello che mi hanno scritto i tifosi in Inter-Chievo ("Non siamo stupidi, lo vediamo chi sta lavorando: avanti mister", n.d.r.) mi ripaga di tutte le difficoltà. I tifosi possono dare una forza che loro neanche immaginano. Noi dobbiamo aiutarci da soli, mettendoci come minimo sullo stesso livello delle avversarie a livello di corsa e di attenzione. Per la condizione fisica, questa settimana lavoreremo sulla brillantezza; per il resto, va migliorata la lucidità nella ricerca della soluzione giusta, perché io la vera involuzione nel gioco dell’Inter trovo sia questa: non siamo più tranquilli nell’ultima giocata".

CALENDARIO - "Dire che giochiamo meglio fuori casa era un paradosso per dire che contro chi deve giocare, e dunque ci lascia più giocare, abbiamo sempre fatto bene. Squadre forti comprese. Noi adesso fuori casa abbiamo la Juve e poi la Fiorentina e la Roma: punto sulle partite in casa per affrontare con più forza e senza paura quelle in trasferta. Per questo abbiamo bisogno di tornare a giocare a San Siro sperando di trovare nel nostro stadio quello che c’è sempre stato, e che ci può essere d’aiuto a superare questo momento. Mi auguro che possa accadere il prima possibile".

SISTEMA DI GIOCO - "Organizzazione, umiltà e rigore tattico: con questa ricetta siamo arrivati ad avere il miglior attacco del campionato. Fosse per me giocherei sempre con quattro punte, ma le valutazioni vanno fatte di volta in volta, per poi prendere decisioni tattiche che dipendono dagli equilibri che cerchi e da come stanno i giocatori. Anche gli attaccanti".

NO YES MAN - "Quando Pulvirenti o Spinelli provavano a mettere in dubbio quello che facevo, dovevo ancora dimostrare che sarei diventato quello che sono oggi. All’Inter finora non ho avuto bisogno di impormi, anzi in questa fase difficile ho sentito la volontà di affidarsi alla mia esperienza. Anche domenica scorsa e anche con Thohir: la sua fiducia continua ad andare oltre i singoli risultati del momento".

AUSPICIO - "Si parla tanto dei codici che do ai miei giocatori, questo è un codice che mi sono dato da solo: nella mia carriera mi sono sempre aspettato qualcosa di meglio dal 'giorno dopo' e tanto più me lo aspetto adesso. E che questo libro esca proprio in coincidenza con un momento così particolare e difficile della storia nerazzurra, lo considero per me e per tutti gli interisti un auspicio. Un buon auspicio".




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