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Calciomercato > Lazio > Lazio, caos Varsavia: dai tifosi ai calciatori, tutta la solidarieta' per i 22 incarcerati

Lazio, caos Varsavia: dai tifosi ai calciatori, tutta la solidarieta' per i 22 incarcerati

Le testimonianze sono agghiaccianti: le razioni alimentari sarebbero scarse


Tifosi della Lazio a Varsavia (Getty Images)
Matteo Torre (twitter: @torrelocchetta)

04/12/2013 17:23

LAZIO VARSAVIA TIFOSI CARCERE CALCIATORI / ROMA - Si sta mettendo in moto la macchina della solidarietà per i tifosi della Lazio incarcerati a Varsavia. Diverse testimonianze gettano ombre su ogni aspetto della vicenda, dalle circostanze e le cause dei fermi sino ai processi che hanno visto la condanna di 22 cittadini italiani: tutto si sarebbe svolto nella lingua locale, e i 22 avrebbero sottoscritto dei documenti scritti interamente in polacco potendosi fidare soltanto della supposta traduzione orale di un funzionario, che li avrebbe però raggirati sul reale contenuto di quelle carte, condannandoli così alla galera (clicca qui per leggere la testimonianza).

Mentre la politica cerca di fare luce sulla vicenda, non sono più soltanto i tifosi della Curva Nord biancoceleste a mobilitarsi in aiuto dei loro concittadini: ieri tutti i calciatori della Lazio, di loro iniziativa e tasca, hanno versato una quota in denaro da inviare ai 22 incarcerati. Un fronte comune attivato dalla tifoseria organizzata e dai tesserati biancocelesti, toccati dalla vicenda e decisi a dare un segnale importante. La decisione è maturata nel corso di una riunione tra i giocatori stessi, ed è stato il vice-capitano Cristian Ledesma a raccogliere i fondi tra i compagni di squadra. I risultati sportivi non sorridono alla Lazio, ma di fronte a una faccenda ben più grave del calcio l'intesa tra Curva e squadra è stata immediata.

Ora starà alle Istituzioni e alla società biancazzurra, che si sta tenendo costantemente aggiornata sulla vicenda, fare i passi più importanti: quelli che porteranno alla scarcerazione e al rientro in patria di ventidue persone. Ventidue cittadini italiani. L'Italia, ad oggi, non è a conoscenza delle ragioni per cui questi ragazzi siano detenuti in un altro Paese dell'Unione Europea. Il tempo passa, e le loro condizioni fisiche – così come le loro famiglie, così come un Paese civile – non possono aspettare. Occorre chiarezza. Subito.




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