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Calciomercato > Lazio > Calciomercato Lazio, Candreva: "Vi racconto la mia rinascita. E se chiamasse la Roma..."

Calciomercato Lazio, Candreva: "Vi racconto la mia rinascita. E se chiamasse la Roma..."

L'esterno biancoceleste ha ripercorso i difficili mesi della contestazione, nel 2012


Antonio Candreva (Getty Images)
Matteo Torre (twitter: @torrelocchetta)

16/11/2013 15:27

CALCIOMERCATO LAZIO CANDREVA RINASCITA ROMA CAPITANO / ROMA - Antonio Candreva oggi è uno dei simboli di questa Lazio, ma la sua è una storia travagliata. Arrivò all'ultimo nel mercato di gennaio 2012, dopo che erano saltati gli acquisti di Honda e Nilmar, e su di lui pesava l'etichetta di 'tifoso romanista'. "La mia prima gara fu Lazio-Milan, e i tifosi mi dedicarono uno striscione: 'Benvenuto all'Inferno' – racconta Candreva a 'Sportweek' –. Provai impotenza, delusione. All'uscita mi nascosi sul sedile posteriore dell'auto per evitare di essere riconosciuto. Sono cresciuto a Tor de' Cenci, quartiere romanista, e ho iniziato a giocare nel Lodigiani, storico serbatoio giallorosso. Alla Juve mi chiesero i miei romanisti preferiti e parlai di Totti e De Rossi. Era la verità, nient'altro. Da allora nelle interviste sono diventato più banale: dicendo quel che pensi ti lasci addosso fastidiose etichette".

RISCOSSA - "Non credevo che sarei riuscito a trasformare quei fischi in applausi, anche perché nei primi mesi alla Lazio ero cupo, non volevo neanche uscire di casa. Poi è arrivato Lazio-Napoli: lì è cambiato tutto, era destino. Era appena morto Giorgio Chinaglia, e non sapevo neanche se avrei giocato. Capii che era la mia ultima possibilità. Segnai e corsi sotto la Nord: quel giorno sono rinato. Decisi che avrei dato il 200% per questa maglia: mai sono stato coccolato come qua. Ora so cosa significhi il senso d'appartenenza".

CAPITANO - "Sarei fiero di diventarlo, ma ci sono ragazzi qui da molto tempo, come Ledesma e Radu. Io voglio essere un punto di riferimento nel gruppo".

ROMA - "Se mi chiamassero i giallorossi non accetterei mai".

RUOLO - "E' anche colpa mia se non sono esploso prima. Mi è mancata la continuità, la prontezza mentale. Secondo me nel mio ruolo i migliori di tutti sono David Silva e Ribery, mentre in Italia direi El Shaarawy e Cerci. Rivincita? Provo orgoglio, ho messo a frutto il duro lavoro. Poi ci vuole anche fortuna. Ma questa te la devi andare a cercare".




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