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Calciomercato > News > Lecce, Miccoli: "Fa male essere considerato mafioso". E su Maradona...

Lecce, Miccoli: "Fa male essere considerato mafioso". E su Maradona...

L'attaccante salentino e' tornato a parlare del suo ultimo periodo a Palermo e delle offese al magistrato


Miccoli (Getty Images)
Matteo Zappalà (twitter: @MattZappa88)

26/10/2013 14:16

LECCE MICCOLI FALCONE MAFIOSO MARADONA EQUITALIA LUCIGNOLO / ROMA - Dopo mesi di silenzio, l'attaccante del Lecce Fabrizio Miccoli è tornato a parlare della frase pronunciata al telefono contro il magistrato Giovanni Falcone, oltre che della sua ammirazione per Diego Armando Maradona. L'intervista integrale con il talento salentino andrà in onda domani sera su Italia 1 a 'Lucignolo 2.0'. Ecco alcune anticipazioni.

VICENDA FALCONE - "Mi fa male quando mi urlano mafioso dagli spalti. Giustifico i tifosi dicendo a me stesso che lo fanno perché vogliono innervosirmi. Io ho sempre sognato di fare il calciatore, non il mafioso. Non ho mai sentito la sorella di Falcone. Ho provato a rintracciarla insieme con i miei avvocati e il mio procuratore, ho provato a sentire il figlio, ma mi fu detto che era presto e rispetto i loro tempi. Oggi sono pronto a fare qualsiasi cosa per dimostrarle che quella frase che ho detto non la pensavo. Ma attualmente non ho sentito nessuno"

SCUSE - "Chiedo ancora scusa per quello che ho detto. Non voglio alibi. Ho detto una frase non pensata. Vorrei organizzare partite benefiche per raccogliere fondi, qualunque cosa. Se la sorella di Falcone volesse, io ci sono. Questa situazione è la cosa più brutta che mi sia capitata nella mia carriera".

INDAGINE DELLA PROCURA - "Ricordo il giorno in cui è uscita la notizia relativa alla mia indagine. Mi sono arrivati 400 sms al telefono. Stavo male, non volevo parlare con nessuno. Ho pianto tutti i giorni successivi all'uscita della notizia. Cancellare tutto quello che di buono ho fatto per una frase detta alle cinque del mattino non è giusto. Ero in macchina con un amico. Una frase involontaria, detta così, in macchina ed è uscita fuori. Ancora oggi non mi spiego come sia possibile che sia successo che questa storia sia venuta fuori. Ma dopo la frase su Falcone prendo tutto ciò che di positivo è venuto in seguito. Andare via da Palermo mi ha fatto male. Nella vita tutti sbagliano. Ma sono riuscito a mettere questa situazione da parte, a ripartire. E' stato un colpo tremendo. Magari qualcuno mi ha messo davanti a un bivio. Sono un ragazzo fortunato. Avevo preso una strada sbagliata. Mia moglie non mi ha mai abbandonato, nella gioia e nel dolore".
 
MARADONA - "Ho tatuato Che Guevara perché lo avevo visto su Maradona, ma non sapevo chi fosse Che Guevara. A casa ho conservato il suo orecchino che ho comprato all'asta. Spero che Equitalia non venga a prenderlo, mi manca solo quello. Non parlerò mai male di lui, sia come calciatore che come persona. Lui dice le cose in faccia. Non si tira mai indietro. Siamo simili, siamo veri e sinceri. Il gesto dell'ombrello in Rai, quello è il vero Maradona. Un gesto da ridere. Diego è una persona squisita e disponibile. Mio figlio, non a caso, l'ho chiamato Diego".

FUTURO - "Oggi la mia vita sono 180 ragazzi che crescono nella scuola calcio che porta il mio nome. Li educhiamo e li teniamo lontani dalla strada. Spero di tornare con il Lecce nel calcio che conta. Insigne del Napoli mi somiglia. Da grande non so che cosa farò".




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