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Calciomercato > Cagliari > Cagliari, Cellino: "Mai piu' a Trieste, giocatori sul piede di guerra"

Cagliari, Cellino: "Mai piu' a Trieste, giocatori sul piede di guerra"

Il presidente rossoblu apre all'eventualita' di disputare le gare casalinghe a Livorno



01/10/2013 09:42

CAGLIARI CELLINO STADIO SANT'ELIA TRIESTE LIVORNO / CAGLIARI - Massimo Cellino, presidente del Cagliari, ha rilasciato un'intervista a 'La Gazzetta dello Sport':

STADIO TRIESTE - "Chiunque arriva al Nereo Rocco ci fischia e insulta. Offendono i Quattro mori eppure giochiamo in casa. E non si tratta di un gruppetto di ultrà. La verità? Forse siamo diventati un peso ovunque. Siamo gli zingari d’Italia. Viviamo una situazione assurda e insostenibile. A Trieste non torniamo: ho i giocatori sul piede di guerra. Se non giochiamo al Sant’Elia per il Catania il 19 ottobre, piuttosto andiamo a Livorno".

SANT'ELIA - "È tutto o quasi fermo. Dopo tanti buoni propositi e tanta gente in fila che giurava di avere a cuore il futuro della squadra e della tifoseria, si va al rallenty. E qualsiasi cosa accada, per coprire magagne e lentezze, diranno che la colpa è mia, perché sono arrogante e non ho pazienza. Intanto, prendono in giro i cittadini. Proprio come è successo all’Is Arenas di Quartu: ci chiedevano una porta in più, gli estintori di qua, la cabina di là e noi abbiamo eseguito. Sappiamo come è andata a finire. Al Sant’Elia la solfa è simile: venerdì abbiamo portato i progetti in Commissione. È stata chiesta una variante. I miei tecnici e i miei legali hanno accettato: li ho presi al collo, significa che una volta apportata la modifica, si perdono altri due mesi e si riparte da capo. Col Catania si gioca? Non ne sono sicuro. Ma una cosa è certa: dobbiamo puntare ai sedicimila posti. Altrimenti, siamo fregati. Sono fiducioso ma c’è chi vuole metterci i bastoni tra le ruote. Se non sono simpatico, attacchino me. Ma la squadra e i tifosi hanno il diritto di vedere la fine del pellegrinaggio. A Trieste non torniamo. Forse, accetto l’invito a Livorno del dottor Cardona: il prefetto ci accoglierebbe a braccia aperte".

I CALCIATORI - "È stato passato il limite. Sarebbero andati via in tanti se non avessero avuto certezze sullo stadio. I giocatori firmano il contratto per giocare a Cagliari. C’è una segnalazione all’Associazione calciatori, potrebbero scioperare. Sono esasperati, li capisco. Da un anno e mezzo avanti e indietro in aereo, tra alberghi e ristoranti, senza tifosi né incasso, buttando una valanga di denaro: una trentina di milioni tra Is Arenas e Sant’Elia. Tutto questo è folle. Anche perché mi sono fatto anche tre mesi di prigione. E magari dicono che strumentalizzo i giocatori".

APPELLO - "La faccia la metto sempre io. Lo stadio resta chiuso e la colpa non è mai di nessuno. Perché? Non vorrei che qualcuno prendesse il mio silenzio per codardia. Auspico solo un po’ di calore per la squadra e i tifosi da parte delle istituzioni. Se vogliono il Cagliari al Sant’Elia, lo dimostrino. La verità, prima o poi, viene a galla".

S.D.




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