• Atalanta
  • Bologna
  • Cagliari
  • Chievo
  • Crotone
  • Empoli
  • Fiorentina
  • Genoa
  • Inter
  • Juventus
  • Lazio
  • Milan
  • Napoli
  • Palermo
  • Pescara
  • Roma
  • Sampdoria
  • Sassuolo
  • Torino
  • Udinese
  • Champions league
  • Coppa Italia
  • Europa league
  • Italia
  • Lega PRO
  • Serie A
  • Serie B

Calciomercato > Italia > Nazionale - Prandelli si racconta, tra fede e calcio. E lancia un messaggio ad Osvaldo!

Nazionale - Prandelli si racconta, tra fede e calcio. E lancia un messaggio ad Osvaldo!

Il commissario tecnico dell'Italia considera l'attaccante un titolare 'azzurro'


Cesare Prandelli (Getty Images)
Stefano D'Alessio (@SDAlessio)

08/08/2013 07:30

NAZIONALE ITALIA ARGENTINA PAPA FRANCESCO OSVALDO BALE / GROSSETO - Cesare Prandelli, commissario tecnico della Nazionale, ha rilasciato un'intervista a 'La Gazzetta dello Sport', tra fede e calcio:

AMICHEVOLE DAVANTI AL PAPA - "La scelta è venuta d’istinto, dopo le prime uscite del Pontefice, in quel clima di simpatia e consenso generali. Ho pensato a Italia e Argentina, le ‘sue’ nazionali, che partono insieme, dallo stesso albergo, per incontrarlo con gioia. La nostra Federazione ci ha lavorato. Martedì accadrà".

PAPA FRANCESCO - "Cosa mi ha conquistato? Le direttive immeditate e precise, le abitudini intatte, l’umiltà, le prime parole dedicate alla tenerezza e alla compassione. Oggi non sappiamo più di che materia sia fatta la compassione. Il coraggio della tenerezza significa accettare i propri limiti, la propria debolezza. Per questa società riconoscersi vulnerabili è inammissibile, è out. Papa Francesco si è posto subito come un punto di riferimento e non solo per i cattolici. Mi è piaciuta una cosa che ha detto Aldo Busi: 'Vorrei essere l’assaggiatore preventivo dei pasti del Papa'. L’ho trovato un pensiero affettuoso, protettivo. Cosa gli dirò durante l'incontro: 'Se domani sera non ha di meglio da fare, venga allo stadio con noi'. Ma temo che mi mancherà la voce per l’emozione".

RICCHEZZA E POVERTA' - "C'è troppa disparità: in un mondo civile è inaccettabile. La Confederations Cup mi ha lasciato l’impressione forte dei contrasti tra gli stadi nuovi e la miseria attorno. E poi la folla alle manifestazioni. Quando in strada vanno tanti giovani, devi ascoltare. La priorità non è il calcio: sono le scuole, l’assistenza ospedaliera, il lavoro. 120 milioni per Bale? Perché non destinare per legge parte di somme del genere in spese sociali? Perché non porre dei tetti? I calciatori sono gli ultimi a poter fare qualcosa e i primi a spendersi in solidarietà. Devono muoversi presidenti e istituzioni. Il calcio fa troppo poco per andare verso la gente e contro le ingiustizie sociali. Un calcio più povero potrebbe guadagnarci".

MONDIALE IN BRASILE - "Io credo che il mondiale brasiliano possa coesistere con una migliore politica sociale. Di sicuro è impossibile giocare bene in uno stadio costato 800 milioni che sta a 100 metri da una favela di 120 mila persone di cui il 20% senza cibo. Ma non pensiamo solo al Sudamerica. I contrasti si stanno ampliando anche in Europa. Di questo passo anche noi vivremo blindati e avremo le nostre favelas".

BALOTELLI - "Quando mi ha chiesto di poter uscire perché una missionaria della favela era venuto a trovarlo, aveva una gioia negli occhi che gli ho detto di sì, anche se eravamo blindati in albergo. Mario ha la generosità e la sensibilità giuste per vivere intensamente l’incontro con questo Papa".

POLITICA - "Mi sono esposto per Renzi perché ho conosciuto la persona. Da candidato sindaco aveva promesso di partecipare alla maratona di Firenze. Vinse e mi telefonò per chiedere aiuto. Gli procurai un programma d’allenamento. Ogni volta correva in strade diverse e se vedeva buche o semafori guasti, arrivato in Comune, provvedeva. Per me la politica è questa: risolvere i problemi restando in strada, tra la gente. Non destra o sinistra".

DIO - "Il primo che ho incontrato? Quello che mi faceva pregare mia madre prima di mangiare e dormire. E quello di don Vanni all’oratorio, che perdonava sempre. ‘Qualunque cosa fai, Lui ti perdona’. Era confortante. Ogni tanto sento il bisogno di entrare in una chiesa a riflettere. Anche solo 5 minuti. Mi sento a casa'. La notte prima che Manuela ci lasciasse, eravamo nel suo letto: io, mio figlio, mia figlia. Parlavamo, l’accarezzavamo, abbiamo sorriso. Sono stati momenti di una spiritualità sorprendente, perfino belli, anche perché la mamma era stata brava a preparare i figli. Neppure in quel momento sono riuscito a pensare a un Dio cattivo'.

PELLEGRINAGGI - "Il primo, soprattutto. Pensavamo di camminare 13 km, invece erano 24. Al km 18 piombò il silenzio della fatica. La radio polacca venne a saperlo e diede l’annuncio in diretta: ‘Chi vuole incontrare lo staff dell’Italia, lo trova in marcia verso il monastero dei Camaldolesi’. Si accendevano le luci delle case, la gente scendeva in strada per salutarci".

AMICHEVOLE A OTTOBRE A NAPOLI CONTRO LA CAMORRA - "Sì, lo faremo. Il mio orgoglio è che i giocatori non hanno mai dato segni di insofferenza per questi impegni sociali che spesso costano fatica. Sentono il dovere delle rappresentanza, di avvicinare la gente, il privilegio di vestire l’azzurro".

CODICE ETICO - "Dai giocatori è condiviso. Meno all’esterno. Abbiamo istituito qualcosa di importante che mancava. I comportamenti dettano l’esempio. Invece per qualcuno il codice etico è diventato il buonismo di Prandelli, causa della sconfitta ai rigori con la Spagna. Che delusione…".

OSVALDO - "Dovrei portarne tanti dal Papa per farli esorcizzare… Scherzi a parte. Osvaldo nella mia testa è titolare. Se sta bene e gioca, lo chiamo sempre. Vediamo".

JUVENTUS - "Non sono preoccupato dalla crisi bianconera. Ci sta che Conte, avendo caricato molto i muscoli, abbia allentato la pressione mentale. Quando stringerà le redini, tornerà la solita Juve".

TEVEZ O HIGUAIN - "Non faticherà nessuno dei due. Sono diversi, ma faranno tanto entrambi. Come tanti argentini d’Italia".

MESSI e NEYMAR - "Neymar sa stare largo e girargli attorno. Alla Confederations mi ha impressionato. I due funzioneranno. Poi il numero uno resta Messi, chiaro. E’ pericoloso come una sirena: ti incanti a guardarlo anche se gli giochi contro".




Commenta con Facebook