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Calciomercato > News > Comproprieta' Serie A, da Viviano a Jimenez: tutte le buste piu' assurde

Comproprieta' Serie A, da Viviano a Jimenez: tutte le buste piu' assurde

Un rapido giro di tutti gli affari piu' curiosi nella storia del mercato italiano


Emiliano Viviano (Getty Images)
Hervé Sacchi

20/06/2013 11:42

CALCIOMERCATO BUSTE ASSURDE VIVIANO JIMENEZ MARESCA MICCOLI MOGGI MANNINI / ROMA - Ultimo giorno utile per completare la risoluzione delle comproprietà. In caso di mancato accordo, ci sono le buste. Uno scoglio da superare che riserva, se non si è parte in causa, una dose di fascino non indifferente. Un po' come quando si guardano due squadre sfidarsi ai rigori, in totale assenza di partigianeria. Nella storia del calciomercato, ci sono stati alcuni episodi particolarmente insoliti. Dagli stratagemmi di Moggi al 'regalo' Viviano, andiamo a ripercorrere quelle che sono state le buste più assurde.

MOGGI VS CORVINO - Siamo nell'estate del 2005, l'ultima per Moggi in qualità di dirigente juventino. Si devono risolvere tre comproprietà con la Fiorentina: Chiellini, Maresca e Miccoli. Per il primo, viene trovato l'accordo sulla base di 4,3 milioni di euro. Per gli altri due, si arriva alle buste dopo che Moggi aveva chiesto ben 7 milioni al club viola per il solo Miccoli. Per Maresca, invece, si profilava una permanenza a Firenze.
Le buste vedono, invece, il trionfo strategico di Moggi. Il dg bianconero riesce a strappare la seconda metà di Miccoli a 2,4 milioni. Corvino, all'epoca ds della Fiorentina, si limitò ad offire 1,5 milioni di euro circa. Per Maresca, il dirigente viola non offrì nulla e, dunque, la Juventus si riappropriò anche del cartellino del centrocampista per poche migliaia di euro. Corvino parlò di "bagno di sangue economico". Resta, invece, una grande operazione da parte della Juventus, capace di rivendere - pochi giorni dopo - il solo Maresca al Siviglia, per circa 3 milioni.

DAVIDE VS GOLIA - La maggior parte delle comproprietà vengono istituite tra le big, o in generale club di Serie A, e sodalizi di cadetteria o leghe inferiori. Spesso, si arriva a trovare gli accordi piuttosto facilmente. Altre volte capita che un giocatore si sia già affermato e che il club più piccolo sia pronto a battagliare fino all'ultimo. Un caso che trova riscontri nel mercato estivo 2010, quando la Ternana riuscì a riscattare l'intero cartellino di Luis Jimenez, a metà con l'Inter. La squadra umbra offrì poco più di 3 milioni di euro, a fronte di un'offerta di circa 2 milioni dei nerazzurri. Grande amarezza da parte dei dirigenti milanesi, condivisa dal giocatore che poi finirà al Cesena (prestito con diritto di riscatto) nell'ultimo giorno di mercato. Parziale rivincita avviene nella stagione seguente, quando Jimenez si avvale dell'articolo 17, liberandosi dal vincolo con la Ternana. Il giocatore finirà poi all'Al-Ahli.

ESTATE 2011, LA PIU' GOFFA - Sbrigare per tempo le pratiche è buona cosa. Chiedetelo ai dirigenti del Bologna che, due estati fa, si sono lasciati prendere un po' troppo dall'ansia: con la comproprietà di Ekdal in ballo, il dirigente Pedrelli - incaricato di depositare l'offerta per Viviano - compila in maniera erronea i moduli da presentare alla Lega. L'offerta sarebbe stata di 4,7 milioni contro quella da 4,2 milioni dell'Inter. L'errore grossolano (fu praticamente proposta la metà di quanto precisato) costò il cartellino del giocatore al Bologna. Di fatto, finì per essere un regalo ai nerazzurri. Di regalo, si può parlare anche nel caso di Daniele Mannini. Diviso tra Sampdoria e Napoli, nella stessa sessione di mercato, il giocatore venne riscattato dai partenopei. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il Napoli presentò una busta con scritto 'zero' mentre il club ligure non presentò nemmeno la sua offerta. Bastava semplicemente che la Samp depositasse egual offerta per riprendersi il centrocampista. Alla fine, il Napoli fu comunque costretto a versare 500 mila euro, cifra minima secondo i termini burocratici.




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