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Calciomercato > News > Confederations Cup, Ronaldo si racconta: "Balotelli non buttare via il talento. L'Italia...

Confederations Cup, Ronaldo si racconta: "Balotelli non buttare via il talento. L'Italia..."

Il 'fenomeno' parla anche della sua Inter


Ronaldo (Getty Images)
Martin Sartorio (twitter: smartins88)

15/06/2013 10:06

BRASILE CONFEDERATIONS CUP RONALDO ITALIA BALOTELLI/ SAN PAOLO (Brasile) - Ronaldo torna a parlare. Il 'Fenomeno' - lontano dal calcio ormai da qualche anno - si racconta ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport'. Argomento principale è ovviamente la Confederations Cup che sta per partire e il possibile protagonista dell'Italia, Mario Balotelli: "Mario ha il dono del talento, sa toccare la palla in un certo modo e fa gol: in Brasile questo è già tanto, sicuramente abbastanza per essere affascinati da un giocatore. Però ancora non basta. Per diventare quello che Balotelli può diventare, e ha tempo per farlo visto che è ancora giovane. Basta che l’età non diventi una scusa, e neanche il fatto di essere così bravo. Mi pare che a volte, in campo, gli scappi ancora la cazzata (Visto? Dico ancora le parolacce in italiano...). Se sai giocare a pallone e fai l’attaccante ti provocano, ti picchiano: io lo so bene, ma se avessi dovuto reagire ogni volta che prendevo botte... Twitter? E' una brutta bestia, me ne sono accorto io che sto sempre con il telefonino in mano, ma basta contare fino a cinque prima di scrivere. Le scemenze le abbiamo fatte tutti, però bisogna capire quando è arrivato il momento di smettere. Mi viene in mente un esempio che non c’entra niente con Balotelli, perché sono casi molto diversi: Adriano aveva mezzi tecnici e fisici pazzeschi, in campo avrebbe potuto fare quello che voleva, ma ad un certo punto non ce l’ha fatta più. Ecco, il consiglio che posso dare a Balotelli è questo: non buttare via il tuo talento"

ITALIA - "E'sempre o quasi sempre lì, alla fine in qualunque manifestazione te la ritrovavi almeno in semifinale. Adesso invece gioca pure bene e lo sa anche il Brasile".

PRANDELLI - "Ricordo quello che si diceva fra noi giocatori quando ero al Milan e Prandelli allenava la Fiorentina, ma anche quello che mi raccontava Adriano che lo aveva avuto al Parma: un “martello”, grande cura della tattica, uno che sa insegnare calcio. Magari, per come ero fatto io, non avrei avuto la pazienza di ascoltarlo sempre, ma gli allenatori così oggi fanno la differenza. Soprattutto se poi hanno anche grandi giocatori".

BUFFON - "C’è poco da dire, il portiere che un attaccante ama e allo stesso tempo odia sfidare: era sempre un casino fargli gol, e non mi pare che le cose siano cambiate".

PIRLO - "Per me il numero uno in Italia, e l’ho sempre pensato. L’ho conosciuto ragazzino, nell’Inter, e si vedeva già che aveva qualcosa di speciale; l’ho ritrovato al Milan campione. Lui, e lo sanno fare solo i grandissimi, è capace di leggere l’azione un secondo prima degli altri. E poi mette la palla dove vuole: anzi, dove vuole l’attaccante"

MILAN - " I rosssoneri hanno sempre puntato in alto, ma per il calcio italiano, a livello di club, non è un momento facilissimo: oggi come oggi fare la guerra ai grandi club di Inghilterra, Spagna e Germania mi pare dura".

INTER - "A fine aprile ero a Torino per Juve-Milan e mi è capitato di vedere in tv le immagini da San Siro (Inter-Parma 1-0, ndr): hanno inquadrato Moratti in tribuna, era solo, con lo sguardo nel vuoto e un’espressione triste, troppo triste. No, un altro campionato come quello di quest’anno no: vedrete che farà qualcosa per non rivedere più l’Inter come quest’anno. Ma è vero che sta pensando anche di vendere la società? Moratti se cede è solo per il bene dell’Inter: vuole troppo bene all’Inter, il presidente. E lui è fatto così, per lui non è mai troppo".

 




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