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Inter, Santon punta in alto: "Voglio giocare la Champions da protagonista"

Il terzino ha rilasciato una lunga intervista parlando di passato, presente e futuro

INTER SANTON / Davide Santon si racconta in una lunga intervista. Il terzino nerazzurro ha parlato ai microfoni di 'Inter Channel': "Il soprannome di 'Bambino' è un bel ricordo del mio esordio. Sono andato in ritiro a Brunico con la prima squadra e da lì poi è partito tutto. A 10 anni ho fatto il mio primo provino con l'Inter contro la Sangiulianese, fu una giornata indimenticabile. Feci anche gol. La giornata tipo era fatta di scuola e allenamenti, poche giornate libere e un ritmo di vita completamente diverso. Per chi viveva a Milano era tutto più facile, vivevano con i genitori. Diciamo che la vita in collegio ti aiuta a crescere e a pensare in maniera diversa. L'anno della maturità eravamo io, Balotelli, Obi, Destro. Il voto più alto? Obi, ma io ho preso più di Mario".

PRIMI TEMPI - "All'inizio venivo sempre convocato e poi mandato in tribuna. A gennaio, durante il mercato, era anche arrivata qualche offerta e l'idea di fare un po' di esperienza mi avrebbe fatto bene. Dopo la sconfitta di Bergamo mi accorsi che stava succedendo qualcosa. La settimana prima, con la Primavera, il mister mi fece giocare terzino sinistro, un ruolo per me nuovo. Dopo Bergamo, contro la Roma, il mister mi schierò titolare proprio a sinistra. Da lì giocai fino alla fine, campionato e ottavi di Champions League".

IL TRIPLETE - "L'anno dopo vincemmo il 'Triplete' ma per me l'anno indimenticabile fu quello precedente, per tutti gli esordi. Nel 2010 mi operai al ginocchio saltando quasi tutta la stagione, anche se mi sentivo parte del gruppo. Quei tre titoli più il Mondiale del Club furono la ciliegina sulla torta".

FUTURO - "Non sai mai cosa ti riserva il futuro nel nostro sport, meglio vincere quando c'è l'occasione. In futuro sogno di giocare ancora la Champions League e da protagonista".

MOMENTO DIFFICILE - "C'erano grandi aspettative, poi è arrivato un periodo di grandi pressioni e di infortuni. Ero molto giovane, le prestazioni non erano di livello e quando giochi senza fiducia le cose non vanno. Parte tutto dalla testa, quando non hai fiducia nei tuoi mezzi è difficile, avevo perso un po' di spensieratezza".

 

M.D.A.

 

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