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Calciomercato > Altre Europee > Croazia-Serbia, Mihajlovic: "Ho accettato di fare il ct anche per questa partita"

Croazia-Serbia, Mihajlovic: "Ho accettato di fare il ct anche per questa partita"

Venerdi' a Zagabria si sfidano le due nazionali affrontatesi soltanto in un match 13 anni fa, quando la Serbia era ancora Jugoslavia


Mihajlovic (Getty Images)
Santa Colella

19/03/2013 10:39

CROAZIA SERBIA LE PAROLE DI MIHAJLOVIC / MILANO - Per la prima volta dopo fine del conflitto, venerdì a Zagabria, si sfidano Croazia e Seria. Il precedente risale a  13 anni fa, quando la Serbia era ancora Jugoslavia e Sinisa Mihajlovic era un calciatore. Ora l'ex Inter è il commissario tecnico della Serbia e spiega la gara in un'intervista a 'La Gazzetta dello Sport'

CROAZIA-SERBIA - "Quella resta la mia gara più sentita. Ho accettato di fare il ct proprio perché sapevo che ci sarebbe stata questa gara. Ma per darci la mano. Abbiamo vissuto un impazzimento della Storia. E abbiamo pianto e perso, tutti. Ora dopo i corpi è arrivato il momento di seppellire anche odii e rancori. Serbi e croati non torneranno mai più insieme, ma hanno il dovere di andare avanti rispettandosi. E se la partita di venerdì verrà disputata all'insegna della correttezza, in campo e fuori, Croazia e Serbia avranno vinto entrambe, al di là del risultato".

COMMISSARIO TECNICO - "Mi sono dato tre obiettivi: la qualificazione ai Mondiali; aprire un nuovo corso fatto di regole, fair play e senso d'appartenenza; ridare alla Serbia un'immagine positiva dopo anni di intemperanze dei tifosi. Il primo obiettivo passa attraverso la sfida di venerdì. Il secondo è avviato: abbiamo la nazionale più giovane d'Europa, età media di 22-23 anni. Le regole sono fissate e chi non le segue è fuori. Ai miei tempi avevamo una Nazionale fortissima: ma ognuno faceva come voleva, per questo non vincevamo niente. Ho capito dopo che la disciplina è fondamentale. E oggi ho spalle larghe, carattere e curriculum per farmi ascoltare".

INNO - "Quando giocavamo con la Jugoslavia i nostri tifosi fischiavano il nostro inno simbolo di un'unione non sentita. Quelli avversari invece cantavano a squarciagola il loro e a me sembrava di partire già in svantaggio. Da ct ho preteso che giocatori e staff cantassero l'inno serbo. C'è un regolamento: Ljajic l'ha firmato. E alla prima occasione l'ha disatteso. Io non guardo solo al talento, guardo l'uomo. E dell'uomo devo potermi fidare. Quando canterà l'inno, tornerà".




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