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Salute, un avatar per combattere la depressione e l'ansia: lo studio

La ricerca ha coinvolto 15 persone, 9 sarebbero migliorate, 4 hanno manifestato un calo nella gravità della loro patologia

SALUTE AVATAR REALTA' VIRTUALE DEPRESSIONE / ROMA - Nuove speranze nella lotta alla depressione. Non farmaci, ma una nuova tecnica che utilizza la tecnologia della realtà virtuale. L'obiettivo è bussare alla porta del proprio bambino interiore, fargli un sorriso, sussurrare frasi affettuose, perdonarlo anche se colpe non ne ha mai avute. Come? Ci ha provato un gruppo di ricerca internazionale dell’University College London in collaborazione con Icrea-University of Barcellona – con il finanziamento del Medical Research Council – e lo studio è stato poi pubblicato sul British Journal of Psychiatry Open.

L'ESPERIMENTO - La ricerca ha coinvolto 15 persone (di cui 10 donne tra i 23 e i 61 anni) tutte certificate dal servizio sanitario inglese come depresse sottoposte a una terapia virtuale. Ognuno di loro ha indossato un casco per la realtà virtuale che ha proiettato un avatar adulto ed è stato chiesto loro di identificarsi mentalmente con la stessa immagine, la quale era in grado di mimare meticolosamente i movimenti svolti dagli stessi pazienti. Di seguito, nello stesso ambiente virtuale, è stata aggiunta una figura separata di un bambino in lacrime, a questo punto i pazienti dovevano cercare di confortarlo e consolarlo, dicendogli di pensare a un momento felice e a qualcuno che gli vuole bene. A seguire i ricercatori hanno poi invertito i ruoli facendo immedesimare le 15 persone nel bambino, per poi ascoltare le parole di conforto che gli avevano rivolto poco prima.

RISULTATI E FUTURO - I risultati dello studio, come dichiarato dall’autore principale Chris Brewin, sarebbero promettenti: dei 15 pazienti che hanno partecipato al test, nove sarebbero migliorati rispetto all’inizio, e quattro degli stessi avrebbero addirittura manifestato un significativo calo nella gravità della loro patologia. Gli altri sei pazienti, però, hanno dichiarato di non avere notato nessun miglioramento. Gli effetti positivi di questo metodo, tuttavia, non sono duraturi nel tempo. Secondo lo stesso ricercatore, infatti, si possono protrarre fino a un mese, ma lo scopoè stato insegnare ai pazienti ad “essere più indulgenti verso se stessi e meno autocritici”. Il prossimo step della ricerca prevede un ulteriore sviluppo della tecnica, che coinvolgerà un numero maggiore di persone in modo da riuscire a determinare i benefici clinici con più sicurezza.

I COMMENTI -“Le persone che lottano con l'ansia e la depressione possono essere eccessivamente autocritiche quando le cose vanno male nella loro vita - ha detto il professor Chris Brewin dell'Ucla - In questo studio i pazienti si sono compatiti indirettamente attraverso le parole di conforto che hanno rivolto al bambino e che poi hanno sentito dirette a se stessi”. “Ora speriamo di sviluppare ulteriormente la tecnica per condurre uno studio più grande, in modo da poter tranquillamente definire qualsiasi beneficio clinico” ha commentato il co-autore della ricerca il professor Mel Slater.

S.C.

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