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Lazio: caos Varsavia, testimonianza-choc: "Tifosi costretti a firmare documenti con l'inganno"

Uno dei ragazzi sottoposti a fermo ha raccontato la sua versione dei fatti

LAZIO CAOS VARSAVIA TIFOSI DOCUMENTI POLACCHI / ROMA - Una nuova testimonianza da uno dei tifosi della Lazio sottoposti a fermo a Varsavia getta nuove ombre sull'operato delle Forze dell'ordine e della Giustizia polacca. Ecco i punti salienti della lettera pubblicata da 'repubblica.it': "Senza alcuna reale prova sono stati scelti nel mucchio dei colpevoli, mai rilasciati sotto il pagamento di ammende, ma sottoposti a un processo per direttissima sabato mattina. I capi di imputazione variano da aggressione alla polizia a resistenza a pubblico ufficiale. Ai ragazzi sono stati fatti firmare dei documenti interamente in polacco: a parole sono stati convinti che così facendo avrebbero avuto un processo breve e sarebbero stati liberati, ma in realtà quei documenti, firmati da ragazzi tra i 17 e i 22 anni, erano assunzioni di responsabilità in cui si rinunciava anche alla difesa legale. L'ambasciata italiana a Varsavia era impreparata, anche per il numero del personale".

"Si sono svolti otto processi contemporaneamente, interamente in lingua polacca, con un solo traduttore assegnato dal tribunale e senza alcun funzionario dell'ambasciata presente in aula. Protagonisti esclusivamente i poliziotti, che hanno sfilato uno dopo l'altro testimoniando contro i ragazzi, senza per altro poter riconoscere precisamente nessuno di loro, per via di buio, giacche e cappelli. Non c'era nessuna foto, né alcun filmato visibile di alcun ragazzo, che, vi ricordo, hanno dovuto firmare dei fogli senza sapere cosa ci fosse scritto. Dopo otto ore di processo sono stati condannati 22 ragazzi a detenzione dai 2 ai 6 mesi".

"Le uniche prove sono state le testimonianze dei poliziotti: non è stato presentato alcun materiale. Tra i ragazzi c'erano anche dei minorenni e sono stati condotti immediatamente in carcere, senza contatti con l'ambasciata: gli è stato anche impedito di contattare un legale. In tutto ciò gli organi di stampa italiani fornivano notizie sporadiche e inesatte, dando per scontato che i ragazzi sarebbero stati rilasciati dietro il pagamento di una cauzione, cosa che non è poi avvenuta per tutti. I ragazzi condannati sono stati in larga parte scelti a caso nel mucchio e indicati come colpevoli di presunte aggressioni mai verificatesi".

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